Il mondo greco

"Il mondo greco, con tutte le sue assimilazioni e dispersioni e odisseiche ramificazioni, è un inesauribile vaso di Pandora di eccentricità e di eccezioni a ogni regola immaginabile. Pensai alla dovizia di strane comunità: gli sparsi baktashi e i rufayan, i dervisci mevlevi della Torre dei Venti, i liapi di Suli, i pomaki del Rodope, i kizilbashi vicino a Kechro, i pirobati di Mavrolevki, i lasi delle rive pontiche, i linovamvaki (musulmani criptocristiani di Cipro), i dönme (musulmani criptoebrei di Salonicco e Smirne), gli slavofoni della Macedonia settentrionale, i cutsovalacchi di Samarina e Metsovo, i cham della Tesprozia, gli sparsi sulioti della Rumelia e dell’Eptaneso, gli albanesi dell’Argolide e dell’Attica, i kravariti mendicanti dell’Etolia, gli empirici erranti dell’Euritania, i bunarioti fallofori di Tirnavos, i karamanlidi della Cappadocia, gli tzaconi del Golfo Argolico, gli ayassiani di Lesbo, i cattolici francolevantini delle Cicladi, i cristiani turcofoni della Caramania, i tintori del monte Ossa, i manga del Pireo, i nobili veneziani dello Ionio, i vecchi calendaristi di Keratea, i testimoni di Geova di Taso, i sarakatzani nomadi del Nord, i turchi di Tracia, i sefarditi di Salonicco, i pescatori di spugne di Calimno e delle scogliere caribiche, i manioti di Corsica, Toscana, Algeria e Florida, i moribondi grecofoni di Calabriae Otranto, i turchi di lingua greca vicino a Trebisonda sulle rive dell’Of, gli onnipresenti zingari, i cimarrioti dell’Acroceraunia, i pochi gagauzi della Tracia orientale, i mardaiti del Libano, i gazmuli mezzo franchi della Morea, le piccole diaspore di armeni, i bavaresi della località di Iraklion in Attica, i ciprioti di Islington e Soho, i sahib e boxwallah di Nicosia, i pensionati inglesi di Kirenia, i monaci brasiliani (vuoi idiorritmici vuoi cenobiti), gli Anacoreti del Monte Athos, i chioti di Bayswater e del Guards’ Club, i mercanti di Marsiglia, i sensali cotonieri di Alessandria, gli armatori di Panama, i droghieri di Brooklyn, gli amarioti di Lourenço Marquez, gli attici di Sfax di lingua shqip, i contadini cretesi di Luxor, gli elasiti di Oltrecortina, gli agenti di cambio di trieste, i lasidi lingua crimeotatara du Mariupol, i pontici del Mar d’Azov, del Caucaso e del don, i lasi turcofoni e armenofoni della Russia meridionale, i greci del delta del Danubio, di Odessa e di Taganrog, i rentiers in villeggiatura perpetua sulle rive dei laghi svizzeri,  i vasai di Sifno e della Messenia, i karagunidi della pianura tessalica, i nikliani e gli achamnomeri del Mani, i piccoli lustrascarpe di Megalopoli, i franchi della Morea, i bizantini di Mistrà, i veneziani, genovesi e pisani dell’arcipelago, i ragazzi rapiti per farne giannizzeri e le ragazze rapite per gli harem, le Compagnie catalane, i fabbbricanti di incannicciate di lingua kondaritica della Zagorochoria, gli anglosassoni della Guardia Varanga, ye olde Englisshe della compagnia del Levante, i clefti e gli armatoli, i crumidi della Colchide, i koniaridi di Loxada, i contrabbandieri di Aï Vali, i lunatici di Cefalonia, gli ammiragli di Idra, i fanarioti della Sublime Porta, i principi e i boiardi della Moldovalacchia, i Ralli Brothers dell’India, i pentecostali di Costantinopoli, i lebbrosi di Spinalonga, i prigiopnieri politici di Makronissos, gli Hello-boys reduci dagli Stati Unitii due rosticcieri giapponesi ex carcerati di Creta, il solitario negro di La Canea e un arabo errante che vidi anni fa a Domokòs, il cinese venditore ambulante di tè di Kolonaki, ucciso nel Pireo da una bomba durante la guerra: se tutti questi, per nominarne solo alcuni, perché non i criptoebrei del Taigeto? ”

Mani, Patrick Leigh Fermor, Adelphi