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Quoc Tu Giam
Hanoï, Vietnam, 2015 / Monochrom
Pulpca
Svezia-Danimarca 19 novembre '22 Leica M6
Øresund, Svezia-Danimarca, 2022
Il Pulpca è un Ro-Ro Cargo lungo 205 metri e largo 26 che batte bandiera olandese. Partiamo da Antwerp diretti verso Rauma, in Finlandia, in compagnia di due anziani passeggeri, sedici membri d'equipaggio, un comandante di poche parole e un carico di containers. Si mangia ad ore fisse, si legge, si sta sul cassero a osservare chi lavora, fingendo qualche competenza in merito. Oppure si guarda avanti, oltre la linea d'orizzonte, alla ricerca di un indizio o del prossimo avvenimento da commentare: un'onda più alta, il castello di Kronborg, il ponte dell' Øresund, le altre navi.
Oslo
Norvegia, 2024 / Leica M6
Gange
Varanasi, India, 2005
Leica M6
Dolsk
Polonia, 2023 / Leica M6
Plovdiv
Il muro è caduto da pochi anni. Sulla carta c'è un nuovo Stato, ma l'eredità storica e il marasma del cambiamento segnano ancora profondamente la vita del paese. I colleghi della televisione bulgara si scusano perché alla mensa manca il pane, perché l'indennità di cinque franchi prevista per gli ospiti stranieri non potrà essere versata e perché mancano televisori e sedie nella sala di proiezione. Fuori dall'albergo ci sono le bancarelle. Vendono matrioske, medaglie al merito, samovar, icone, ritratti di potenti decaduti, un busto di Lenin.
Plovdiv, Bulgaria, 1996
Plovdiv, Bulgaria, 1966
SerravalleVal di Blenio
Svizzera, 2022
Leica M6
Galle
Gennaio 2016
In una lettera a Nicolas Bouvier, il pittore e illustratore ginevrino Thierry Vernet descrive all'amico le sfumature di colore che scopre nei vicoli di Galle: “un bonze couleur safran, un vieux en sarong violet, une jeunesse en sari rose”. Era il primo dicembre 1954.
Galle, Sri Lanka, 2016Sessantadue anni dopo Ceylon ha un altro nome. I bonzi si sono fatti rari, e le t-shirt tarocche hanno preso il posto dei sari e dei sarong dai colori delicati. Però la casa di Hospital Street 22 dove ha soggiornato Nicolas Bouvier c’è ancora. La visitano in tanti, sulle tracce dei fantasmi e delle delle ossessioni narrate da Bouvier nel suo capolavoro "Le poisson-scorpion" (Gallimard, Folio, 1996):
"À côté du bocal, un petit crabe rose comme une joue se serrait les pinces en signe de deuil. J'ai laissé sur la table l'argent que je devais à l'aubergiste et j'ai regardé une dernière fois cette soupente bleue où j'avais été si longtemps prisonnier. Elle vibrait d'une musique indicible".
“Lui si era comprato degli indumenti nuovi: un abito, una camicia, un paio di scarpe e una macchina fotografica ed era andato nel migliore ristorante di Mosca, al Nacional, e aveva ordinato i piatti più cari, aveva bevuto del cognac e del caffé, accompagnandolo con una torta di gran pasticceria. Alla fine, quando era stato sazio, aveva chiesto a qualcuno di fotografarlo in quello che era il momento più felice della sua vita. ‘Torno nell’appartamento in cui vivevo e mi rendo conto di non provare alcun sentimento di felicità. Nonostante quell’abito, quella macchina fotografica... Perché non ero felice? Mi sono tornati in mente di colpo i pneumatici, la zuppa preparata nel locale della caldaia. Lì sì ero compitamente felice perché la felicità la cercavamo allo spasimo.’ La felicità... lui non avrebbe mai barattato i suoi anni nel lager con nient’altro al mondo... erano la sua riserva segreta, la sua ricchezza. Aveva vissuto nei lager dai sedici fino quasi ai trent’anni...”
Svetlana Aleksievič, Tempo di seconda mano, Bompiani