“Improvvisamente capisce che ci sono due modi di guardare. Con uno vede semplicemente gli oggetti, cose utili all’uomo, oneste e concrete, si sa subito come si usano, a cosa servono. E poi c’è una visione panoramica, più generale, grazie alla quale si vedono i legami tra gli oggetti, le loro reti di rimbalzo. Le cose smettono di essere cose, il fatto che vengono usate è una questione di secondo piano, è solo apparenza. Ora sono segni, indicano qualcosa che nelle fotografie non c’è, che sta oltre i bordi delle immagini. Bisogna concentrarsi per poter mantenere quello sguardo che è essenzialmente un dono, una vera e propria grazia.”

Olga Tokarczuk, I vagabondi, Bompiani
Della fotografia mi piaceva la granulosità. La superficie delle cose e delle persone fotografate non si rapprendeva in macchie dense e compatte, ma era composta da puntini, da granuli, le immagini erano irreali, nebulose, testimoni della fragilità del mondo. Tra i punti neri che, come in un ricamo, formavano l'immagine, s'intravedeva lucente il bianco del nulla.

Adam Zagajewski, Tradimento, Adelphi