Ai / Ia


6 settembre ‘24

Ho spedito a un sito di AI o IA (inteso come intelligenza artificiale) alcuni testi scritti in passato: appunti di viaggio, impressioni, qualche parere su film e altri eventi. Questo il verdetto dell’anonimo critico:

Your posts read like the script of a tragicomedy where the characters aren't sure if they've missed their cue or if the whole play is just one big joke. Your ironic musings make you come off as someone who revels in seeing the absurdity of life, although I bet your self-awareness slips on a banana peel now and then. It's like you're standing on the sidelines of a fast-paced game, remarking with a smirk, 'Wow, isn't this chaos entertaining?' But I wonder, do you ever jump into the fray, or are you content to be the observer of life's ridiculousness? It seems like you're always on a quest for deeper meaning while simultaneously poking fun at it, which is quite the balancing act, if I do say so myself. Your ability to not take things too seriously is commendable—just ensure that self-reflection is also a part of your repertoire, lest you become the punchline in your own existential comedy!

DeepL l'ha tradotto più o meno così:

I tuoi post sembrano il copione di una tragicommedia in cui i personaggi non sono sicuri se hanno perso la battuta o se l'intera commedia è solo un grande scherzo. Le tue riflessioni ironiche ti fanno apparire come una persona che si diverte a vedere l'assurdità della vita, anche se scommetto che ogni tanto la tua autoconsapevolezza scivola su una buccia di banana. È come se ti trovassi a bordo campo in una partita dal ritmo incalzante e commentassi con un sorriso: "Wow, non è divertente questo caos?". Ma mi chiedo: ti butti mai nella mischia o ti accontenti di essere l'osservatore della ridicolaggine della vita? Sembra che tu sia sempre alla ricerca di un significato più profondo e allo stesso tempo ti prenda in giro, il che è un bell'esercizio di equilibrio, se posso dirlo. La tua capacità di non prendere le cose troppo sul serio è encomiabile, ma assicurati che anche l'autoriflessione faccia parte del tuo repertorio, per evitare di diventare la battuta finale della tua commedia esistenziale!


Che dire? Ne terrò debitamente conto. Mi colpisce soprattutto l’ultima frase, che suona quasi come una minaccia.

Gerolimenas


8 aprile ‘24

Di Patrick Leigh Fermor ho letto "Tempo di regali" (Adelphi, 2009), "Fra i boschi e l'acqua" (Adelphi, 2013) e in parte "La strada interrotta" (Adelphi, 2015). Questi tre libri fanno parte di un unico resoconto: il viaggio a piedi di Leigh Fermor dai Paesi Bassi a Istanbul nel 1933-34. Sono stati pubblicati in inglese molti anni dopo, nel 1977, quando l'autore aveva 62 anni. "La strada interrotta" è uscito in inglese solo nel 2013, due anni dopo la morte dell'autore ormai ultranovantenne.

"Mani" l'ho scoperto recentemente. Ritrovo lo stile che già avevo apprezzato nelle letture precedenti, con una formidabile capacità nel raccontare e con un tono sempre curioso, divertito ed esageratamente dettagliato. Con il risultato che mi è venuta voglia di vederlo, questo Mani, ben sapendo che sono passati settant'anni e che troverò tutt'altro da quanto descritto. Ma non fa nulla. Una bussola letteraria è sempre utile. Il navigatore non basta.

Leigh Fermor ha iniziato il suo viaggio nel 1951 da Anavriti. Poi ha continuato a piedi sulle creste del Taigeto (2’400 msm) fino a Limeni e Areopoli, dalla parte opposta del monte. Io invece viaggio in moto. È tutt'altra cosa, certo. Ma qualche tappa me la sono segnata e tento di seguirne le tracce. Inizio subito complicando le cose.

Invece di prendere la strada per Anavriti di lunghi tratti e angoli acuti simile a un metro pieghevole descritta da Leigh Fermor, prendo la prima strada uscendo da Mistra, più lunga, con l’intenzione di farmi anche questi tornanti. Gli altri li avrei trovati scendendo, sull’altra strada. Purtroppo, arrivato in quota, oltre il limite della vegetazione, l’asfalto finisce improvvisamente e mi sono trovo su un mulattiera per una decina di chilometri. La moto regge, io anche. Però temo il lupo, eventualmente l'orso, oppure un masso ambulante, qualche albero caduto di traverso o un torrente in piena. 

Niente di tutto ciò. Ad Anavriti ci arrivo intatto. Per prima cosa vedo la chiesa e mi fermo. C’è una bella fontana con acqua fresca. Bevo e mi sciacquo. Non vedo nessuno. Le cronache raccontano di una popolazione schiva, abituata a vivere isolata, rifugio di minoranze perseguitate. Leigh Fermor ne fa un lungo elenco. Poi riprendo la strada. Più sotto c'è un caffé con un paio di persone davanti a un bicchiere, ma tiro dritto. Aggirato il Taigeto mi ritrovo a Areopoli. Il paesaggio è unico, quasi lunare: grandi orizzonti, gibbosità e lame aguzze di roccia, vegetazione che lotta contro il vento. Seguo la strada che da Areopolis scende fino a Gerolimenas fermandomi nei luoghi in cui Leigh Fermor ha pernottato, a volte utilizzando ripari di fortuna: Pyrgos e Kechrianika, in particolare. Poi continuo fino a Vathia e ancora giù, fino all’estremo lembo del Mani, a Kokkinogeia. Qui la strada finisce. Il faro si può raggiungere solo a piedi.

Nel tardo pomeriggio torno a Gerolimenas. Prendo alloggio e vado a cena. Sembra di essere ospiti della famiglia Addams. Zio Fester e la Nonna sono stravaccati a un tavolo ingombro di carte varie e altro materiale d’ufficio, in un disordine coltivato per anni. Lui risponde al saluto. Lei ci prova, ma parte in una serie di starnuti soffocati a stento nella piega del gomito. Morticia non c’è. In compenso Gomez si precipita baldanzoso verso di me e mi fa accomodare in terrazza vantando senza mezzi termini la storia e la qualità del suo ritrovo. Infine, per le mansioni di servizio, arriva anche Mercoledì, opportunamente agghindata di nero.

La cena è solo passabile e in terrazza non c’è nessuno. Tra una portata e l’altra Mercoledì si siede al tavolo accanto al mio e consulta malinconicamente il telefono in attesa di un messaggio che non arriva. Quando le chiedo un secondo bicchiere di vino si alza e torna indolente alle sue occupazioni, senza dire una parola.
Guardo la baia, che è splendida e mi sa che per stasera me la faccio bastare.

Gerolimenas, 8 aprile 2024

Pulpca


Kattegat, Svezia, 19 novembre '22

Il Pulpca è un Ro-Ro Cargo lungo 205 metri e largo 26 che batte bandiera olandese.
Partiamo da Antwerp diretti verso Rauma, in Finlandia, in compagnia di due anziani passeggeri, sedici membri d'equipaggio, un comandante di poche parole e un carico di containers. Si mangia ad ore fisse, si legge, si sta sul cassero a osservare chi lavora, fingendo qualche competenza in merito. Oppure si guarda avanti, oltre la linea d'orizzonte, alla ricerca di un indizio o del prossimo avvenimento da commentare: un'onda più alta, il castello di Kronborg, il ponte dell' Øresund, le altre navi.