Mani
Gerolimenas, Grecia, 2024 / Leica M6, Ilford Hp5

Mani

Di Patrick Leigh Fermor ho letto "Tempo di regali" (Adelphi, 2009), "Fra i boschi e l'acqua" (Adelphi, 2013) e in parte "La strada interrotta" (Adelphi, 2015). Questi tre libri fanno parte di un unico resoconto: il viaggio a piedi di Leigh Fermor dai Paesi Bassi a Istanbul nel 1933-34. Sono stati pubblicati in inglese molti anni dopo, nel 1977, quando l'autore aveva 62 anni. "La strada interrotta" è uscito in inglese solo nel 2013, due anni dopo la morte dell'autore ormai ultranovantenne.

"Mani" l'ho scoperto recentemente. Ritrovo lo stile che già avevo apprezzato nelle letture precedenti, con una formidabile capacità nel raccontare e con un tono sempre curioso, divertito ed esageratamente dettagliato. Con il risultato che mi è venuta voglia di vederlo, questo Mani, ben sapendo che sono passati settant'anni e che troverò tutt'altro da quanto descritto. Ma non fa nulla. Una bussola letteraria è sempre utile. Il navigatore non basta.

Leigh Fermor ha iniziato il suo viaggio nel 1951 da Anavriti. Poi lui ha continuato a piedi sulle creste del Taigeto (2’400 msm) fino a Limeni e Areopoli, dalla parte opposta del monte. Io viaggio in moto. È tutt'altra cosa, certo. Ma qualche tappa me la sono segnata.

Inizio subito complicando le cose. Invece di prendere la strada per Anavriti “di lunghi tratti e angoli acuti simile a un metro pieghevole“ descritta da Leigh Fermor, prendo la prima strada uscendo da Mistra, più lunga, con l’intenzione di farmi anche questi tornanti. Gli altri li avrei trovati scendendo, sull’altra strada. Purtroppo, arrivato in quota, oltre il limite della vegetazione, l’asfalto finisce improvvisamente e mi sono trovo su un mulattiera per una decina di chilometri. La moto regge, io anche. Però temo il lupo, eventualmente l'orso, oppure un masso ambulante, qualche albero caduto di traverso o un torrente in piena. Niente di tutto ciò. Ad Anavriti ci arrivo intatto.

Per prima cosa vedo la chiesa e mi fermo. C’è una bella fontana con acqua fresca. Bevo e mi sciacquo. Non vedo nessuno. Le cronache raccontano di una popolazione schiva, abituata a vivere isolata, rifugio di minoranze perseguitate. Leigh Fermor ne fa un lungo elenco. Poi riprendo la strada. Più sotto c'è un caffé con un paio di persone davanti a un bicchiere, ma tiro dritto.

Aggirato il Taigeto mi ritrovo a Areopoli. Il paesaggio è unico, quasi lunare: grandi orizzonti, gibbosità e lame aguzze di roccia, vegetazione che lotta contro il vento. Seguo la strada che da Areopolis scende fino a Gerolimenas fermandomi nei luoghi in cui Leigh Fermor ha pernottato, a volte utilizzando ripari di fortuna: Pyrgos e Kechrianika, in particolare. Poi continuo fino a Vathia e ancora giù, fino all’estremo lembo del Mani, a Kokkinogeia. Qui la strada finisce. Il faro si può raggiungere solo a piedi.

Nel tardo pomeriggio torno a Gerolimenas. Prendo alloggio e vado a cena. Sembra di essere ospiti della famiglia Addams. Zio Fester e la Nonna sono stravaccati a un tavolo ingombro di carte varie e altro materiale d’ufficio, in un disordine coltivato per anni. Lui risponde al saluto. Lei ci prova, ma parte in una serie di starnuti soffocati a stento nella piega del gomito. Morticia non c’è. In compenso Gomez si precipita baldanzoso verso di me e mi fa accomodare in terrazza vantando senza mezzi termini la storia e la qualità del suo ritrovo. Infine, per le mansioni di servizio, arriva anche Mercoledì, opportunamente agghindata di nero.

La cena è solo passabile e in terrazza non c’è nessuno. Tra una portata e l’altra Mercoledì si siede al tavolo accanto al mio e consulta malinconicamente il telefono in attesa di un messaggio che non arriva. Quando le chiedo un secondo bicchiere di vino si alza e torna indolente alle sue occupazioni, senza dire una parola.

Guardo la baia, che è splendida e mi sa che per stasera me la faccio bastare.

Gerolimenas, 8 aprile 2024

Moto e bagagli / Il mondo greco