Sucre by Alberto Chollet

Èla piu bella città della Bolivia. Santa Cruz sarà un'altra cosa. Qui siamo ancora a 2500 metri e si respira la montagna. Santa Cruz è l'Amazzonia: umidità, insetti e quant'altro.
La zona più affascinante e avventurosa? Quella attorno al lago Titicaca, con quote sui 3800-4000 metri, con il freddo glaciale la notte, hotel senza riscaldamento e finestre dagli infissi aleatori.
La zona più inquietante? La Paz e la città gemella El Alto. Un buco triste e deprimente, inquinato, opprimente. Chi vive qui è un eroe. Chi ha concepito o permesso una tale enormità, un criminale. Intanto la "cosa" esiste e le guide turistiche fanno finta che "vale la visita" tanto per essere "politically correct".

Evo by Alberto Chollet

Chiedo un parere a chi incontro. Fino a Oruro sono tutti blandamente positivi. Ma è difficile distinguere tra la risposta di comodo, il timore di dire troppo e l'opinione sincera. Le cose cambiano un po' a Potosi dove qualche perplessità emerge. E per finire, un ritratto a tinte fosche da una ragazza di Sucre, poliglotta, sveglia e coraggiosa: valutazioni politiche, abusi di potere, una vicenda di paternità degna di una soap opera, con risvolti cupi. Non è vero che "il potere logora chi non ce l'ha". E intanto la Bolivia va verso una crisi istituzionale programmata.

Tubino by Alberto Chollet

La sera a Sucre fa freddo. Al tavolo accanto si riuniscono ospiti forse illustri della città, agghindati per l'occasione. I salamelecchi si sprecano. Una giovane hostess in tubino nero, mini e scollato li accompagna al tavolo e li omaggia con un piccolo presente. Poi sparisce. Torna poco dopo con un piumino celeste North Face appoggiato sulle spalle. Un'eleganza pratica.

Cacofonia by Alberto Chollet

Il passeggero di destra ascolta la radio. Trasmettono la cronaca della manifestazione dei minatori che ho avuto occasione di vedere il giorno prima. I passeggeri di sinistra sono due giovani colombiani. Lei è sveglia e divertente. Legge a voce alta alcune pagine dedicate alla storia di Potosì, mentre lui ascolta, impigrito e sonnolento. È la copia conforme di Tom Waits da giovane (con tanto di bombetta d'ordinanza). Io sto in mezzo, a sorbirmi quella cacofonia che sembra non dar fastidio a nessun altro. Sarà che sono svizzero?

Miniere by Alberto Chollet

Una volta si diceva "vale un Potosi", e il detto rimane. Il Cerro Rico è stato sfruttato per 400 anni. Prima erano gli spagnoli a portare a casa i profitti dell'argento, oggi non so. Rimane il fatto che i mille minatori che ancora cercano di succhiare quel che resta dalle viscere della montagna non navigano nell'oro. Quando uno entra in miniera, ha davanti a sè 10-15 anni di vita. L'assistenza è minima. In caso di incidente o silicosi (inevitabile dopo 10 anni) è prevista una pensione di 15 dollari al mese, e così molti continuano a lavorare fino alla morte. Per qualche dollaro in più. 

Verso Potosi by Alberto Chollet

Il bus è del genere sconquassato. Nel corridoio centrale un giovane in camicia bianca e capelli perfettamente pettinati dà inizio al suo concione. Parla di religione, di fedeltà del marito alla moglie e viceversa. Penso sia un religioso, o l'adepto di qualche setta. Poi, acrobaticamente, stabilisce un nesso quasi scientifico tra la sana alimentazione e il sesso coniugale felice. Vanta i meriti dell'avena contro l'adulterio. No, penso io, non è un religioso, è un operatore sociale in missione. Alla fine distribuisce campioni: barrette di muesli, biscotti all'avena, polveri energetiche in polvere. A pagamento. Ho capito: è un abile commerciante, dalla parlantina invidiabile. 

Tiahuanac o Taiwanaku by Alberto Chollet

Simboli, numerologia, architettura e altri riti. Tra questi mi colpiscono sempre le deformazioni corporali, craniali per i Taiwanaku. Al museo ci sono alcuni teschi allungati. Un look riservato alle classi privilegiate, ma frutto di dodici o tredici anni di fasciature obbligatorie durante gli anni della crescita. Un'elegante quanto crudele tortura.

Ton sur ton by Alberto Chollet

Una ragazza esibisce felice il suo nuovo scialle verde pisello. Dietro di lei un cassonetto della spazzatura dello stesso color/pantone. Ton sur ton.

16 luglio by Alberto Chollet

È la festa nazionale boliviana. Lungo Avenida Montes e in tutta la Plaza San Francisco ci sono centinaia di stand di cibo, di ogni tipo e qualità, e migliaia di sedie di plastica, di tutti i colori, subito occupate. La musica è assordante, la calca incredibile. Partecipo da svizzero (leggi: defilato) finché l'esuberanza di qualche ubriaco mi suggerisce di tornare in camera. La festa dura fino alle quattro del mattino. Allo otto tutto è lindo e pulito. Fanno quasi meglio dei nostri comitati del carnevale.

El Alto by Alberto Chollet

Con la teleferica si vola sopra le case e gli slums, si guarda dall'alto in basso quell'insieme di urbanesimo selvaggio pronto al collasso, ma che resiste. Un paćeno mi mostra la carcassa di un'automobile incastrata a muso in giù in una calanca di rena. Pare d'essere a Evolène, con una nota epica in più.

La Paz by Alberto Chollet

Partendo dal sobborgo di El Alto sembra di precipitare verso La Paz, come attirati in un irresistibile vortice dantesco. L'aria rarefatta del lago Titicaca, il silenzio delle isole, la semplicità della penisola di Yampupata spariscono di colpo, cancellati dal caos del traffico, dal tasso d'inquinamento che va alle stelle, da quelle case di mattoni che sembrano massi pronti a rotolare a valle. La Paz si mostra invivibile ma la sera, in Plaza San Francisco, c'è un'energia contagiosa e per me un po' enigmatica. 

Yampupata by Alberto Chollet

Da Yampupata a Copacabana c'è un viaggio a piedi di quasi venti chilometri, lungo una carretera deserta che attraversa villaggi altrettanto deserti. Le persone rimaste sembrano degli alieni: un bambino che molesta un maiale con una bottiglia vuota, un'anziana che ride da sola e parla al suo cane, un uomo seduto sull'uscio aperto dell'unica tienda nel raggio di chilometri e che pretende d'essere chiuso, ahora. Ma il cielo è terso, la temperatura piacevole. Sullo sfondo, il lago Titicaca è incantevole.

Comodità by Alberto Chollet

Siamo a 3'800. Di notte la temperatura scende a zero (e anche meno). Raro trovare qualche tipo di riscaldamento. Stufe e fuochi accesi sono un'eccezione. Infagottati si resiste e di giorno si ritrova un ritmo normale.

Amantani & Co by Alberto Chollet

Isole semplici, anche se per fortuna ormai molto diverse da quelle descritte da Che Guevara. Il turismo è la risorsa principale. Si va dall'abitante, si dorme in casa, si mangia con la famiglia. Alberghi non ce ne sono. Sono tutti coinvolti e tutti insieme gestiscono il flusso: c'è chi ospita, chi traghetta, chi cerca di piazzare il pullover fatto in casa o il berretto a punta. E la sera si balla.

Puno e le isole by Alberto Chollet

"Como puntitos diseminados en la inmensa superficie gris, emergían una serie de islas en lontananza; el guía nos contó la vida de los pescadores que allí habitan, algunos de los cuales apenas han visto un blanco en su vida, y viven apegados a sus costumbres ancestrales, comiendo los mismos artículos, recogiendo la misma pesca en la misma forma que hace quinientos años y manteniendo inmaculados sus trajes, ritos y tradiciones."

Ernesto Che Guevara, Diarios de motocicleta

Basic by Alberto Chollet

La reception è al primo piano. Scale sconnesse, lavori in corso, disordine ovunque. Il prezzo è altrettanto basic. La camera è pulita e gelida. Conto di scappare il giorno dopo, ma finirò per starci tre notti in più: è il charme discreto della semplicità.