Alejandro Zambra

“ Capii che un modo efficace per garantirmi un’appartenenza era stare zitto. Capii o cominciai a capire che i telegiornali mascheravano la realtà, e che facevo parte di una moltitudine conformista e neutralizzata dalla televisione. Adesso la mia idea di sofferenza era l’immagine di un bambino che ha paura di vedere assassinati i propri genitori, o che cresce senza conoscerli se non in poche fotografie in bianco e nero. Anche se facevo il possibile per staccarmi dai miei, perderli era per me l’idea più desolante che potessi immaginare.”

Alejandro Zambra, I miei documenti, Sellerio

“Mi avvicino al piccolo mobile dove ci sono i vecchi album di foto di famiglia. È a questo che servono gli album, penso: a farci credere che da bambini siamo stati felici. A dimostrarci che non vogliamo accettare quanto siamo stati felici.”

Alejandro Zambra, Modi di tornare a casa, Mondadori
“Ora mi piacerebbe ricordare, con assoluta precisione, ognuna delle sue parole e annotarle in questo quaderno senza ulteriori commenti. Mi piacerebbe imitare la sua voce, aver fotografato i gesti che faceva addentrandosi, senza paura, nel passato. Mi piacerebbe che qualcun altro scrivesse questo libro. Che lo scrivesse lei, per esempio. Che stesse scrivendolo, proprio ora, in casa mia. Invece tocca a me scriverlo, ed eccomi qua. E qua resterò.”

Alejandro Zambra, Modi di tornare a casa, Mondadori

 
“Torniamo a casa ed è come se tornassimo da una guerra, ma da una guerra che non è finita. Penso che siamo diventati disertori. Penso che ci siamo trasformati in inviati speciali, in turisti. Questo siamo, penso: turisti arrivati con i loro zaini, le loro macchine fotografiche, i loro bloc-notes, disposti a trascorrere molto tempo consumandosi gli occhi, ma che all’improvviso hanno deciso di tornare, e nel farlo tirano un lungo respiro di sollievo.”

Alejandro Zambra, Modi di tornare a casa, Mondadori