opcit

Varujan Vosganian




“Fotografare lo specchio sembrava la cosa più semplice del mondo. Non c’era bisogno di sorvegliarlo, era comunque immobile. Come fare, tuttavia, a tentare la memoria, convincerla ad avvicinarsi, senza che si accorgesse dello stratagemma? Il fotografo e il suo apparecchio avrebbero immortalato l’immagine, senza comparirvi dentro. Ma lo specchio si dimostrò avido oltremodo. Gettava, per tutta risposta, una rete di luce su di noi, che puntualmente ci catturava. Era inutile ingegnarsi. Era come assistere a un altro stile di pesca., in cui la rete viene lanciata dall’acqua verso la terraferma. Decidemmo di fotografarlo di lato, perché non ci vedesse. Allora, invece, lo specchio si trasformava in lama di coltello. Su di lui non c’erano più immagini, solo bagliori. Ebbene, senza immagini, la storia ci sfugge dalle mani.”

Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller
“Sorridete. I miei bisnonni, poi gli zii e le zie, arretrano dietro tende, falde, redingote, e colletti sudati. Per assicurarsi un posto nel mio raccoglitore di francobolli, gli imperatori, i re e le regine, i generali e i monsignori, senza distinzione di sorta, si sforzano di sorridere. Ma quelli che riportano alla memoria il mio popolo armeno, tra le falde degli strascichi regali, tra uniformi e redingote, nello scintillare delle spade e nelle tenebre delle bocche di cannone, sono solo dei poveri timbri. È questa la nuova fotografia della mia famiglia. Una storia timbrata.”

Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller
“Conservata sotto la camicia, la fotografia si era ingiallita e si era piegata agli angoli. Arshag Svagian la guardava finché, con la loro abituale lentezza, i contorni prendevano di nuovo a muoversi. Il vecchio si alzava e, appoggiandosi ai tronchi, gli veniva incontro, scrollandosi dalla barba le foglie secche. Arshag trovò, una mattina, tra gli oggetti in disordine nella stanza, alcune foglie secche. Terrorizzato, non riuscì più a dormire, se non un pochino all’alba, a tratti. Ma le foglie secche si moltiplicavano”. 

Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller