Ludmila Ulitskaya


“Puntò il curvo dito senile sul bordo della fotografia. In una poltrona sedeva un sacerdote con una criniera fino alle spalle, una barba quasi fino alla cintura e sopracciglie nere che parevano appiccicate con la colla, mentre dietro alla sua poltrona, in piedi, stava una donna graziosa con un fazzoletto scuro in testa legato alla maniera del popolo e un abito da signora di seta, con ricami di conterie sul colletto. Vicino al padre, tre adolescenti, vicino alla madre, due bambini piccoli. Uno di due anni le stava in braccio, l’altro, più grandicello, lo teneva per mano una bambina scura di carnagione e dall’espressione severa di piccola massaia. La nostra mamma...”

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa, Bompiani
“Fu invasa da una sensazione forte, stranissima, come un’immagine: lei, Nora, una e unica Nora, nuota in un fiume e dietro di lei si dispongono a ventaglio i suoi antenati, le tre generazioni di volti immortalati sulle foto dai nomi a lei noti, dietro di loro nella profondità delle acque si dipana una fila sterminata di antenati anonimi, uomini e donne che si erano scelti per amore, passione, calcolo, volere dei genitori, a produrre e proteggere la discendenza – e sono una moltitudine immensa, e popolano l’intera terra, le rive di tutti i fiumi, si moltiplicano e si riproducono per mettere al mondo lei, Nora, e lei il suo unico piccolo Jurik e lui un altro piccolo Jakov, e ne deriva una storia mai finita il cui senso è oscuro da cogliere, anche se palpita unito da un chiaro filo sottile.”

Ludmila Ulitskaya, Il sogno di Jakov, La nave di Teseo
“... mandami assolutamente una tua foto. Hai argomenti ridicoli – sono invecchiata, ho un brutto aspetto. Non sto esigendo la foto di una giovane bella. Ho bisogno di una foto tua, proprio tua, come sei. Anch’io sono invecchiato ed esattamente degli stessi anni tuoi. Mandami la foto.”

Ludmila Ulitskaya, Il sogno di Jakov, La nave di Teseo