Edmundo Paz Soldan

“Avremmo dovuto leggere i libri, ascoltare i dischi e mettere il profumo. Questo era facile. Il problema iniziava quando si cercava un posto per il narratore, uno spazio per i libri accanto agli altri libri, per i dischi accanto agli altri dischi, per il profumo insieme ad altre bottigliette di profumo ormai quasi vuote. Gli oggetti si accumulavano e formavano librerie, collezioni di dischi e di ornamenti di ceramica, e c’era sempre un posticino in più sulle pareti di casa per appendere un quadro. Ci riempivamo di cose e questo complicava la vita. Troppo peso accumulato sulle nostre spalle per una traversata così difficile, troppo peso perché, ad ogni modo, quando fosse arrivata la fine del viaggio, come per mio nonno, avremmo dovuto separarci da tutto ciò che avevamo accumulato: le cose, in realtà, non ci appartenevano; al massimo, eravamo stati loro custodi per qualche anno. Quindi, come gli aerei quando perdono quota a causa di alcuni difetti meccanici, bisognava sempre alleggerire il carico, mantenerci leggeri, disfarci degli oggetti con la minima scusa, rimanere solo con tre foto – e con tre album – che avrebbero ricordato la persona che eravamo durante l’infanzia con venti libri preferiti e non con trecentoventiquattro.”

Edmundo Paz Soldan, Rio Fugitivo
“Lo guardo, e vedo la sua scrivania piena di foto in bianco e in nero di tante sorelle dei suoi alunni, dei Murciélagos e di Mauricio, e c’è anche una mia foto di quando avevo tredici anni, il taglio alla paggetto e gli occhi ancora senza occhiali, ma già con quel modo di guardare che guarda non si sa dove, sicuramente più in là del grande occhio della macchina fotografica e del paesaggio al di là della macchina e della realtà dietro il paesaggio.”

Edmundo Paz Soldan, Rio Fugitivo
“Mi sdraiai sul letto. Sul comodino, un «Asterix» e la foto di Sara, la ragazza di turno, dagli zigomi prominenti e i lunghi capelli biondi, in una cornice barocca. Come faceva Mauricio a starle vicino senza balbettare, senza mettersi le mani in tasca e giocarci nervosamente, a non far cadere piatti e bicchieri al suo passaggio? Come faceva?”

Edmundo Paz Soldan, Rio Fugitivo