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Bi12 - Biennale dell’immagine




Per i suoi 25 anni la Biennale torna con ancora più entusiasmo! Non vediamo l’ora di incontrarvi di nuovo, dopo questo lungo periodo in cui, per la tutela della salute pubblica, tutte le attività, anche quelle culturali, hanno inevitabilmente subito restrizioni. Il nuovo comitato della Biennale dell’immagine sta preparando un programma ricco di esposizioni, ospiti ed eventi, che si svolgerà a Chiasso dal 17 settembre al 14 novembre 2021.

Non perdete l’occasione di far parte dell’Associazione Biennale dell’immagine di Chiasso diventando soci e scoprendo con noi le novità di quest’anno.

Scegliete come diventare soci:
- Socio giovane (under 26): 25 CHF
- Socio adulto: 50 CHF
- Socio sostenitore (società, studi, enti, aziende...): 100 CHF

Vi ringraziamo per l’eventuale donazione di importi maggiori a sostegno delle nostre attività.

Sosteneteci con il versamento della quota associativa, da accompagnare sempre all’indicazione del proprio nome e cognome, o del nome della società di riferimento, con la causale “quota associativa 2021” al conto corrente:

CH21 0900 0000 6919 8331 5

Mentre continuiamo a portare avanti il nostro lavoro, prestando la massima attenzione alle misure di sicurezza a tutela del pubblico, degli artisti e del nostro team, ringraziamo per la fiducia sinora dimostrata e per il sostegno e vi invitiamo a seguirci sui nostri canali social media Facebook e Instagram.

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Fare foto


"Sul piazzale panoramico in fondo al parcheggio, alcune persone scattavano foto con le camere digitali o i cellulari al monte Fuji, che torreggiava di fronte a loro. Probabilmente il mio era un preconcetto, ma a vedere la gente fare foto col telefono non riuscivo proprio ad abituarmi. Ancora meno concepivo l’idea che si potesse telefonare con una macchina fotografica."

Haruki Murakami, La morte del commendatore, Einaudi

Album di famiglia


“Il suo album di famiglia era pieno di fotografie di ragazze dai capelli corti e dai visi severi, che indossavano abiti molto attillati con le maniche e alti colletti neri, e di studenti dai capelli lunghi, con plaid scozzesi gettati sulle spalle. Aleksandra Andreevna ricordava i loro nomi e i loro destini, tristi, nobili, dimenticati da tutti: uno era morto di tubercolosi al confino, una si era annegata nello Enisej, un’altra era morta lavorando nel governatorato di Samara durante un’epidemia di colera, un’altra ancora era impazzita ed era spirata nell’infermeria del carcere.”

Vasilij Grossman, La cagnetta, Adelphi